Recensioni Libri

L’emozione di leggere…

SEO – SEM: un “libro” in 11 slides

Ecco qui quello che può essere definito una sorta di libro sui fondamenti SEO, search Engine Optimization: 11 slides che ho caricato su slideshare…

15 Ottobre 2008 Pubblicato da uale75 | Web Marketing | , , , | 2 Commenti

Non sono atea

Ho ricevuto per email un interessante articolo redatto da Ennio Montesi (nochiesa.blogspot.com)
Vorrei precisare una cosa: non sono atea, ho apprezzato il libro La Questa perché è un evidente resoconto dei fatti così come sono.
Io credo in qualcosa che nulla ha a che vedere con quanto va predicando la Chiesa Cattolica, io credo nell’Amore, vero, incondizionato, per tutto ciò che esiste.
Potrei dire che Dio è Amore e Giustizia insieme e, per questo, perfetto, ma il mio Dio non è cattolico né buddista né islamico o forse è tutte le cose insieme.
Non mi arrogo il diritto di catalogare il mio dio in un precetto umano.
Dio non porterebbe mai anelli d’oro al dito né cappellini di ermellino né mai farebbe estirpare un albero per collocarlo al centro di una piazza e riempirlo di luci e lucette, Dio non manderebbe mai a morte i suoi figli né chiederebbe loro di uccidere i suoi nemici, perché l’Amore non ha nemici.
Dio non si rinchiuderebbe mai come fa un eremita, Dio è la mamma che tutti i giorni porta il figlio a scuola e va a lavoro e poi torna a prenderlo e ritorna a lavoro, Dio è la formica che tutti i giorni fa avanti e indietro lungo un muro per portare cibo alla sua regina e continuare così la specie, Dio è lì, quel sasso in mezzo alla strada, Dio è l’albero sotto casa o il prato dove chi non ha rispetto per nulla getta carte e cartacce, Dio è l’imprenditore che da lavoro a centinaia di operai, è il contadino che munge la vacca che ci darà il latte, Dio è la forza che unisce le persone quando stanno male e si ritrovano tutte nella stessa stanza di ospedale, Dio è nel liquido della chemioterapia, nell’acqua, nel sudore, nel pensiero, Dio, per me, è Amore per l’altro, chiunque esso sia, e Dio non si sognerebbe mai e poi mai di dire che un gay è un errore della Natura, perché sarebbe come dire che egli stesso può sbagliare, Dio non può sbagliare, l’Amore non può sbagliare.
Quello che mi intristisce è proprio il fatto che in nome di Dio si fanno circolare soldi e si giustificano guerre, ed è come se la Chiesa avallasse uno dei concetti in assoluto più pericolosi della storia: il fine giustifica i mezzi.
Non è così.
Il fine non giustifica i mezzi, per ottenere la pace non posso fare la guerra!
Per ottenere la fede non posso minacciare l’inferno.
Dio, forse, è nella nostra coscienza.

14 Ottobre 2008 Pubblicato da uale75 | riflessioni | , , , | Ancora nessun commento.

Una terra chiamata Alentejo – Saramago

Un uomo, una donna, un bambino piccolo e un asino che trascina un carro, così inizia il libro “Una Terra chiamata Alentejo” del premio Nobel per la letteratura 1998 Saramago.
Ci stupisce subito con la descrizione del paesaggio che più che una descrizione è una pittura: “…Con la pioggia, il terreno pallido e caldo si è picchiettato di stelle scure, improvvise, cadute sordamente sulla polvere soffice…”.
Continui e profondamente sentimentali gli accenni alla Natura, ne riesce a descrivere perfino il “carattere” come fosse una persona “La natura non conta i morti, conta i vivi e quando questi le avanzano, trova una nuova mortalità..”, al MondoIl mondo con tutto il suo peso, questa palla senza inizio né fine…che sembra una bruttura vagante nel cielo o una trottola silenziosa..”

Quasi subito arriva il protagonista, a volte così discreto da non sembrarlo affatto, Joao Mau-Tempo, adesso bambino “una scheggia d’uomo”, poi un anziano che dopo tanto lottare troverà risposo.
Come palcoscenico della vicenda umana c’è il latifondo (“Un mare interno..”) dove ingiustizia, soprusi, povertà , guerre (“quel mostro, la guerra, che prima di divorare gli uomini ne ripulisce le tasche..”), piccole gioie, morte (“E la morte è una grande livella che passa sul moggio della vita ed estromette quanto c’è d’avanzo..”), soddisfazioni e amicizia, si alternano senza un ordine preciso, sorprendendoci.
Non è una lettura, è un percorso, sofferente, durante il quale non è raro che l’autore discuti e si confronti con i suoi personaggi che, inevitabilmente, come per ogni suo libro, diventano persone.
Allora si soffre insieme a loro. Il lettore diventa una comparsa che assiste inerme senza poter interferire con il destino scelto dall’autore.

La storia continua e si evolve nei figli dei figli, gli uni carichi di sofferenze e rinunce, gli altri di speranza, Saramago è capace di sferrarci un colpo dritto allo stomaco quando scopriamo di quali abominevoli atrocità è capace un uomo, o quel che di esso è rimasto, quando ha potere assoluto.
Il cuore di chi legge palpita e man mano che gli occhi scorrono verso la fine del libro, accelera i suoi battiti, ma non come se il corpo che abita si fosse lanciato in una folle corsa in discesa, piuttosto come se davanti al cuore ci fosse una irta ma breve salita al di là della quale sappiamo esserci il sole.

9 Ottobre 2008 Pubblicato da uale75 | Libri Saramago | , , , , , | 1 Commento

Eutanasia e suicidio assistito

Ho letto Eutanasia e suicidio assistito, scritto da professori universitari come Gerald Dworkin e Raymond G. Frey e da una delle più note studiose di etica in America Sissela Bok, nel 2002, per via della Tesi in Filosofia del diritto che stavo scrivendo e il cui titolo era Eutanasia e Suicidio: Il Diritto di fronte alla morte.
Chi desidera conoscere opinioni pro e contro questa delicata tematica, tutte argomentate in modo impeccabile, non può esimersi dal leggere questo testo scientifico che non annoia, informa ed apre nuovi spunti di discussione.
Otto capitoli che toccano vari aspetti, la legislazione in America a confronto con quella Olandese, analisi su dibattiti contemporanei, la visione della cristianità.
Il controllo sulla nostra vita è uno dei più importanti beni di cui disponiamo, così inizia il capitolo”Distinzioni tra tipi di morti” scritto da Fry e sempre da Frey proviene l’interessante capitolo “La china scivolosa”.
Da Sissela Bok, in merito ai Dibattiti: “..Le posizioni riguardanti il suicidio e il togliere la vita ad altri hanno raramente percorso strade parallele..Ancora oggi possiamo cogliere un riflesso nel fatto che ai condannati che attendono l’esecuzione nel braccio della morte viene impedito fino all’ultimo minuto di togliersi la vita.”

Straordinario il capitolo della stessa studiosa sul suicidio ampiamente dedicato a “spulciare” le teorie del passato iniziando da Socrate: “…il fatto che egli beva la cicuta può dunque essere considerato un suicidio in senso proprio o semplicemente il mettere in atto una sentenza di morte imposta dall’esterno?
L’esito della lettura non è affatto scontato…io stessa, mentre scrivevo la tesi e al momento della discussione (lontano luglio 2002) ero fermamente convinta che nessuno potesse decidere della vita degli altri, nemmeno della propria.
Poi, un giorno, quando vidi mio padre consumarsi come un cerino accesso al vento per un perfido tumore, pregai che morisse prima possibile e solo la mancanza di coraggio mi ha impedito di ucciderlo, per fortuna poi Dio era distratto e non mi aveva sentito e per fortuna che io sono una vigliacca, tant’è che adesso ho ancora un papà.

3 Ottobre 2008 Pubblicato da uale75 | Libri Società | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Saltatempo – Stefano Benni

Sagace e tra i più creativi, nel libro Saltatempo, Benni intreccia alla storia di un ragazzino, soprannominato Saltatempo, che cresce tra allucinazioni (?), gnomi, valori e tentazioni (persino quella di uccidere, anche se per una “sana” vendetta), la storia di altri personaggi per lo più di paese, signorotti, magia ed ecologia.

Detto così sembra un minestrone e forse lo è, ma di quelli ottimi però!
La storia inizia con l’incontro con un Dio ( che potrebbe essere il Dio cattolico, ma se qualche prete leggesse il libro lo troverebbe alquanto blasfemo):

Quando ero molto piccolo ho visto un Dio”: già da qui, dal fatto che utilizzi l’articolo indeterminativo “un” invece che il determinativo “il”, ci fa capire, a mio avviso, che Benni (Saltatempo) è profondamente rispettoso della religione altrui…

Ed ecco perché qualcuno potrebbe ritenerlo blasfemo: “Subito l’uomo nuvola mi sorride e io capisco che solo un Dio sorride così e si accovaccia sul poggetto, controluce, tra la valeriana e i radicchi, si tira giù tre o quattro tipi di braghe e mutande e comincia a farla, ma a farla davvero…”
Un Dio dunque estremamente vicino all’uomo.

Cresce Saltatempo tra i naturali impulsi sessuali della sua giovane età, la voglia di lasciare un piccolo paese troppo piccolo per le sue ambizioni e il desiderio, quasi incontrollato, di tornare sempre lì, soprattutto per difendere la terra, il fiume, dalle mire espansionistiche di un costruttore (distruttore) (no, non si chiama Bush).

Avrei dovuto decidere cosa fare…andare all’università o partire per Cuba o suicidarmi o fondare un gruppo rock, o fondare un gruppo rock e poi suicidarmi in tournee, oppure metter su un fruttaeverdura di sinistra o commettere un tirannicidio…

Così come inizia, il libro finisce: con l’incontro con quel Dio.
In sostanza quel Dio gli spiega perché si chiama Saltatempo e qual è la funzione di quei due orologi, potrei dire magici, ma non è esattamente così…
Di certo e sicuro c’è che un serissimo consiglio di gruppo fatto di gnomi, streghe e arpie ha emesso la sentenza: Saltatempo deve continuare a vivere.
Buona lettura, attendo i vostri commenti!

1 Ottobre 2008 Pubblicato da uale75 | Libri Stefano Benni | , , , , , | 7 Commenti