L’arcipelago delle emozioni – Eugenio Borgna
Non ho resistito, appena ho visto questo libro tra gli scaffali della biblioteca ho pensato che io stessa, dal futuro, stavo lanciandomi un messaggio facendomi trovare L’arcipelago delle emozioni di Eugenio Borgna, proprioo lì davanti ai miei occhi.
Il mio problema principale sono sempre state le emozioni, dicono che sono troppo sensibile, che mi preoccupo troppo per tuttti e quindi, alla fine, non mi preoccupo, nello specifico, di nessuno. Capite bene che trovare un testo del genere mi è sembrato un miracolo. Ho pensato, adesso trovo qualche giustificazione a questo mio difetto.
Non l’ho trovata, ma chi se ne frega, leggere non fa mai male no?
Questo non è un libro, come spesso scrivo, “da ombrellone”, perchè il rischio di rimbecillirsi è molto alto.
E’ un libro semi scientifico ma scritto in modo quasi aulico, scritto straordinariamente bene ma non di facile approccio.
E’ la psichiatria che indaga l’animo umano ma anche il cervello, quindi inevitabile sarà parlare di tristezza, nostalgia, depressione.
Emozioni, ovvero “stati d’animo e sentimenti“.
Per riprendere quanto sopra, ecco come l’autore ci racconta de la tristezza.
La tristezza ci trasforma: “…e pure ci siamo trasformati, come ri trasforma una casa in cui sia entrato un ospite“.
Vi segnalo due bellissime frasi a mio avviso (però ripeto, tutto il libro di oltre 226 pagine) è scritto con uno stile letterario che ricorda, addirittura, Dante..):
- Sull’Amore Borgna scrive che è “la frantumazione dei confini dell’io” e continua dicendo, in questo senso “cosa sono le ragione del cuore se non vascelli liberi e tenerari che sfidano i mari tempestosi..“.
La bambola – La storia di un simbolo dall’idolo al balocco
Scritto dalla psicologa e psicoterapeuta Fulvia Gicca Palli, il testo La bambola – La storia di un simbolo dall’idolo al balocco racconta la storia della bambola con le sue implicazioni psicologiche.
Il racconto della storia della bambola è, per dirla come riferisce la stessa autrice, un “racconto complesso, spesso ambiguo, che intreccia sacro e profano, mito e fantasia, gioco e magia“.
Per partire dalla storia, basti pensare (io non lo sapevo affatto) che la prima bambola-giocattolo, in assoluto, è una bambola egizia risalente alla XI dinastia.
Cresce e si trasforma, da simbolo magico religioso (le statuette) a balocco (lo snodo degli arti), tuttavia il vero “mutamento stilistico” della bambola arriva con il V e VII secolo, proprio nel Seicento arriva la bambola commerciale. I primi aritigiani che diedero “vita” al balocco intesto come tale, furono i tedeschi, seguirono poi gli olandesi e i francesi, questi ultimi con la parisienne, la bambola dei nobili.
Già nel ’700 arrivano le bambolo meccaniche, bambole che giravano gli occhi ed emettevano suoni (in Inghilterra), nel 1737 le prime bambole semoventi (Parigi) fino ad arrivare alla bambola industriale.
Nel 1851 a Londra la prima Esposizione internazionale della bambola.
Il libro ci riferisce pure in merito all’evoluzione della bambola in relazione alle singole culture.
Per esempio (con mio grande stupore, perchè non pensavo si potesse arrivare a tanto) in India, la bambola del dottore: ovvero, siccome le donne non potevano essere toccate da altri uomini nemmeno se dottori, esisteva una bambola che i parenti della donna mostravano al dottore, indicandogli i punti dolenti.
Dopo la storia, si arriva alla psicologia.
Qui l’autrice affronta il ruolo della bambola in ogni fase evolutiva del bambino.
Alla prima infanzia corrisponde, per esempio, la bambola feticcio, alla seconda infanzia la bambola-bambino.
Il bambino è in grado di “inventare” la sua bambola con qualsiasi oggetto (un lembo di coperta per il bimbo molto piccolo), a dimostrarlo il Museo Scozzese dell’Infanzia dove ci sarebbero bambole realizzate addirittura con scarpe vecchie.
Ho visto questo libro nella biblioteca dove spesso “attingo” e mi ha come “rapito”, perchè, in effetti, pur avendo avuto, da piccola, tante bambole e cicciobelli (bambole-bambino), non ne ho mai conosciuto la storia, l’evoluzione e il significato.
Adesso lo so
… io credo che questo potere, il potere di farci venire in mente le cose che non sappiamo e quindi il potere di instillare nel nostro animo il desiderio di saperle, ce l’hanno solo i Libri
Le porte della percezione – Aldous Huxley
Piuttosto “strano”, direi stranamente originale, il libro Le porte della percezione di Aldous Huxley lo scrittore britannico noto per essere stato favorevole al’utilizzo degli allucinogeni.
Il saggio in questione è stato scritto (1954) proprio in seguito alla sperimentazione di una “droga” , la mescalina.
L’autore decide di provare la mescalina in una luminosa mattina di maggio e lo fa per “cambiare la mia coscienza ordinaria in modo da essere in grado di conoscere dall’interno ciò di cui il visionario, il medium….“.
E’ un libro sul funzionamento del cervello dopo l’assunzione di una droga, cosa accade alla mente ?
Essa inizia a percepire in termini di intensità di esistenza…
Personalmente ho avuto qualche dubbio sull’efficacia di un test simile ( i miei dubbi sono dovuti al fatto che sono geneticamente prevenuta, non bevo e non fumo, l’unica “droga” per me è lo sport, ma non sei lucido quando fai sport rischi di farti molto, ma molto male
).
Comunque, l’autore riconduce anche alcune esperienze di arte in esperienze visionarie positive.
Già perchè l’esperienza visionaria che si traduce in arte (i Gigli d’acqua di Monet, caccia nottura di Paolo Uccello) è positiva perchè si assiste a una separazione dal corpo.
L’esperienza diventa negativa quando si avverte il proprio corpo che diventa “denso” e di solito accade, scrive Huxley, quando colui che assume la mescalina per esempio, cova in sé già esperienze negative.
Su una cosa sono perfettamente concorde, non so se vi è mai capitato di guardare attraverso una gemma o un cristallo, io lo faccio spesso perchè amo le pietre, anche e soprattutto grezze.
Provate e avrete una strana sensazione.
In questo caso l’autore del libro dice che produce “sensazioni che ricordano l’esperienza visionaria degli antipodi della mente“.
I
Non consiglio, nemmeno per sperimentare, l’assunzione di un bel niente, a mio avviso il genere umano è già tanto “sfasciato” mentalmente di suo che aggiungere legno sul fuoco non può farci altro che bruciare vivi.
Però consiglio il libro, almeno se siete un po’ strani
Copertina del Libro, ripresa da Feltrinelli
L’Aquila, condizioni al 1°novembre 2011: foto
Al ritorno da un weekend trascorso nelle Marche, ho chiesto al mio compagno di passare per L’Aquila, una città che mi ha dato una seconda vita all’età di 19 anni, ma questa è un’altra storia.
Volevo passare perché volevo vedere se rispetto allo scorso anno fosse cambiato qualcosa.
La risposta è NO.
Non è cambiato nulla, L’Aquila sembra un paese fantasma, qualcuno si aggira nella piazza ma non sembra che nessuno vi abiti, ci sono solo due cani che sembrano proteggere il centro storico.
Ecco qui le foto di come oggi è L’Aquila, il terremoto sembra esserci stato ieri…il tempo sembra essersi fermato, tutto è rimasto come era…
I puntellamenti non consentono alla popolazione di poter tornare nelle loro abitazioni, sono infatti opere di conservazione ma non di ristrutturazione.
L’Aquila è una città di “puntellamenti”, ovunque, ancora adesso.
Ci sono locali aperti, transennati, locali desolati, ci sono vie dove regna il silenzio più totale, dove il silenzio è surreale perché non siamo a 3000 metri di altitudine!
Ci sono ancora molte zone rosse dove non è possibile transitare.
ps. per tutti coloro che amano scrivere e sono stati in vacanza in una delle città dell’Abruzzo, c’è un concorso!
Si vince un soggiorno a L’Antico Feudo!
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