Il toro non sbaglia mai – Matteo Nucci
Ho sbagliato a comprarlo, tutto qui. Ho sbagliato a fidarmi della bellissima copertina che ritrae un toro (io sono toro) e in parte la stessa introduzione mi ha tratto in inganno. Insomma non mi è affatto piaciuto, non mi riferisco allo stile della scrittura, scorre ed è ben scritto, ma alla tematica.
Se amate gli animali è un libro da evitare come la peste nonostante il co-protagonista, (un ex torero) per bocca dell’autore, cerchi di spiegare che la corrida è quasi un’arte e che è meglio per il toro morire così, lottando (ad armi impari, dico io) piuttosto che macellato in un triste mattatoio…non so bene come faccia a saperlo visto che mi risulta che il toro non riesce ancora a parlare, a esprimersi come noi…
Quello che io contesto è il divertimento a fronte della morte di un animale, come la caccia, anche la corrida si svolge su un piano impari dove è sempre l’uomo ad avere il coltello dalla parte del manico, basti pensare che se il toro incorna il torero accorrono subito in suo aiuto per distrarre la bestia, non accade il contrario però.
E’ uno dei libri che ho portato in vancanza e che ho dovuto per forza leggere percè non riesco a non terminare un libro anche se non mi piace.
Diciamo che Il toro non sbaglia mai può essere un libro gradevole per chi ama già di per sé la Corrida, io la odio e la trovo inutile.
Ho trovato particolarmente noiosa la dovizia di particolari sulle tecniche della corrida, sull’abbigliamento e soprattutto l’esaltazione di questo massacro.
L’ultima riga delle favole – Massimo Gramellini
La copertina di L’ultima riga delle favole di Gramellini è piuttosto esaustiva…un cuore rosso dentro una gabbietta e una mano che “forse” lo libera…tutto questo per dire che il protagonista del libro è l’Amore.
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Io non amo particolarmente i libri che parlano dell’Amore, ma questo non mi è dispiaciuto anche se non è esattamente il mio genere, credo possa essere il regalo ideale per la vostra lei o il vostro lui che sapete essere romantici.
Inutile dire che il giornalista è molto bravo, il discorso fila sempre anche quando si parla, a fondo, di sentimenti.
Tomas è un ragazzo trentenne che si trova catapultato in una sorta di terza dimensione – alle Terme dell’anima - qui inizia un viaggio alla scoperta di sé stesso, di quel che sarebbe voluto diventare e di quel che è diventato.
Ho trovato, subito, la pace della mia anima quando ho scoperto, leggendo, che non sono matta ma solo molto sensibile… è una questione di sintonizzaione…
E, idem, ho avuto un piacevole sussulto quando ho capito che credere ai propri ricorrenti sogni, parlo proprio di sogni, di quelli che si fanno dormendo, significa che “non è più un’illusione ma un segnale che ti sta indicando la tua missione nella vita”…”l’ossigeno che tiene in vita la tua anima è la volontà di realizzare i suoi sogni”.
Spero mi perdoni Gramellini, ma devo citare assolutamente questo capoverso, bello davvero “Il sesso e i soldi sono le scarpe che usiamo per camminare sulla vita…l’inganno sta nell’aver trasformato un paio di scarpe nella ragione del viaggio…”.
Illuminanti sono le frasi che l’autore fa pronunciare dal saggio Noah nei suoi discorsi con Morena e Tomas: “il contrario della bellezza è la mancanza di passione”.
Per me questa è una delle più belle frasi del libro, una frase che racchiude in se, a mio personalissimo avviso, il concetto di vita.
Questo il Blog di Gramellini : http://www.illibraio.it/gw/producer/producer.aspx?t=/blog/lultimarigadellefavole/home.htm
L’ elefante scomparso e altri racconti – Murakami Haruki
Prima d’ora non avevo mai letto alcunchè di questo autore giapponese Murakami Haruki che so (ho appreso) avere anche una certa notorietà.
Tuttavia, anche se non posso dire che non sia un bel libro (credo che non esista un libro non bello…) posso però dire che non mi ha entusiasmato o meglio non tutte le 17 storie contentue in esso.
Quella certamente più carina è proprio quella che da il nome al libro “l’elefante scomparso” che un po’ mi ha fatto veniere nuovamente in mente il libro del mio Saramago (Il viaggio dell’Elefante)…ma veniamo a noi..
Dicevo, il libro L’elefante scomparso e altri racconti non mi ha dato particolari sensazioni e forse è questo l’obiettivo dell’autore, consentire “semplicemente” una lettura tranquilla, da ombrellone.
I racconti non finiscono…o forse si..
Una cosa è certa il discorso è davvero fluido va liscio come l’olio per essere dirla in modo banale…
su Ibs.it
Il cappello a tre punte – Pedro de Alarcon
Il libro Il cappello a tre punte di Pedro de Alarcon, che ho scoperto solo averlo letto avere ispirato un film dove addirittura recitò Eduardo De Filipp, si compone in realtà di due racconti.
Il primo, appunto, “Il cappello a tre punte“, e il secondo intitolato “L’amico della morte“.
Se non fossero stati racchiusi nel medesimo libro non avrei mai pensato che postessero essere dello stesso autore, del quale, devo ammettere, non avevo letto altro prima d’ora.
Lo stile mi piace moltissimo, è diretto, chiaro, semplice a seconda del caso, un linguaggio che non lascia spazio a fantasticherie.
Ne Il cappelo a tre punte Pedro de Alarcon ci presenta subito i suoi personaggi cos bene che mentre scorriamo le sue parole non stupiamoci di vederli prendere forma accanto a noi.
La sora Frasquita “un animale grazioso” moglie dello zio Lucas, “…era più brutto del diavolo…A dispetto di questo Dio aveva messo al mondo pochi uomini tanto piacevoli e simpatici..”.
Il libro inizia subito con deliziosi fraintedimenti tra tutti i personaggi degni della mente più fervida.
Il finale è esclusivamente umano, vero, possibile e reale e per questo non posso raccontarlo.
Come non posso raccontare quasi nulla (perchè sarebbe crudele) dell’altro racconto L’amico della Morte…non di certo il finale che è del tutto inaspettato!
Vi basti sapere che Gil Gil è un giovane la cui vita sembra essere perseguitata dalla sfortuna poi arriva …..
Dovete leggerlo, è bellissimo.
L’ho preso in prestito alla Biblioteca di Roma, lo trovate in una delle biblioteche con catalogo online catalogo.bibliotechediroma.it/ .
BUONA LETTURA!
Ps. generalmente non ci metto molto a leggere i libri, ma questo quasi in tempo record…avevo l’impressione che i protagonisti non potessero continuare a vivere per colpa mia…quindi mi sono affrettata…
Santi, negri e scarafaggi
Ho ricevuto pochi giorni fa la richiesta di pubblicazione e quindi diffusione del libro Santi, negri e scarafaggi, sono quindi andata a leggere qualcosa sulla casa editrice Quarup Editrice e mi è piaciuto subitissimo quanto ho letto:
“Quarup è una casa editrice fondata poco più di due anni fa, a Pescara, con l’idea di proporre un approccio moderno e internazionale alla narrativa, come punto di osservazione avanzato sulla vita e sulla società contemporanea.
Amiamo un tipo di letteratura fatta da gente normale che, tra l’altro, scrive”
Per ora vi segnalo quanto ricevuto nella mia casella email, spero al più presto di poter leggere il libro e darvi, come sempre, la mia spassionata opinione…
“Un protagonista per finta, una videocamera blesa, un batterio a dieci/decimi di vista che presta la sua voce a personaggi malinconici e marginali… Santi, negri e scarafaggi non è altro che un’apnea verso un fondale limaccioso.”
Esce in questi giorni per l’editrice Quarup il soprendente romanzo d’esordio di Giovanni Fantasia, che dalla “pancia operosa e strutturata” della sua Sassuolo modella un anti-romanzo dalla scrittura raffinatissima.”

Il lamento del bradipo – Sam Savage
Non avevo mai letto nulla di Savage, pur conoscendolo di “nome” dopo l’enorme successo del romanzo Firmino (2006), ho iniziato a leggere Il lamento del bradipo con un po’ di “sospetto” come accade per tutte le cose che non si conoscono, ma non l’ho ri-cacciato nel cassetto come si fa, adesso, con quei poveracci degli extracomunitari…ho continuato a leggerlo, piano piano, con calma, con tutta l’umiltà di chi sa di essere “ignorante” inquanto ignora ciò che gli è davanti…
Infatti mi è piaciuto molto, nonostante non sia il genere di libro che consiglio a chi affronta uno stato di depressione, e non perchè il libro sia deprimente ma perchè è crudelmente reale…
E’ drammatico-ironico, il romanzo è una serie di lettere che il protagonista giornalista Andrew Whittaker, scrive a diversi destinatari e attraverso le quali snocciola la sua vita, i suoi timori, le sue speranze, i suoi fallimenti…insomma se stesso.
Le lettere, che scrive nei mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre e che sembrano essere i testimoni inconsapevoli di una preannunciata tragedia o quasi, vengono inviate agli inquilini del palazzao, in sfacelo, di sua proprietà, alla ex moglie alla quale è ancora legato, alla sorella odiata e ai lettori aspiranti redattori di Bolle che il più delle volte vengoo stroncati con estrema (e aggiungerei sana) durezza.
Posso dirvi cosa proprio non appartiene al protagonista: la sdolcineria.
E’ diretto nelle sue comunicazioni con l’esterno e lento, forse porprio come il bradipo, nel comprendere che forse i passi che sta facendo non sono quelli che avrebbe dovuto fare…
Vorrei citare, come di consueto, una frase del protagonista che a me è piaciuta moltissimo:
“Quanto a Dio, io non sono semplicemente un agnostico, sono un seguace dell’indifferentismo”.
Per chi, come me, non conoscesse Savage, basti sapere, per capire “chi è”, che era un ex prof. di filosofia, poi diventato meccanico di bici, poi ancora carpentiere e pescatore, per arrivare, ad oggi, all’arte della scrittura.
Infine, siccome i libri sono delle vere e proprie opere d’arte, vorrei sottolineare che molto, ma molto carina è anche la copertina del romanzo, opera di Saul Steinberg.

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